In questo indirizzo si parla di cose che accadono a me e a voi. Ci sono avventure, parole, pensieri, emozioni di sguardi incontrati, racconti presenti e passati, e i sogni futuri, tanti, inarrestabili, tutti nostri.

Nome: Barbara
Il ventottesimo giorno, per noi ragazze, è un bagliore inaccettabile, è quel momento in cui non tolleriamo niente e vediamo tutto nero, ma poi passa, poi tutte le tensioni si allentano, e la vita torna a sorridere, fino al mese successivo.
Giuvale in SULLO SCAFFALE Pacch...
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FOG RISING
(Val Grosina, 29 ottobre 2007)
(Autunno sul Monte Baldo, 6 ottobre 2007)
COSE NASCOSTE
A volte occorre cercare. Dietro una finestra chiusa, tra le felci, alla base di un albero, in fondo a un pontile sospeso sull'acqua. Cercare perle, tuberi, verità. A volte accade che spunti qualcosa. Che tutto quel cercare porti a una meraviglia. Camminare tra le foglie d'autunno e cascarci quasi sopra. Fermarsi a prendere fiato in un bosco di simboli, poi inquadrare e scattare: funghetti, fatine, gnometti, clic.Cose nascoste, che si svelano, riempiendoci i giorni a venire. Cose che non cerchiamo anche, e nostro malgrado accadono. Sono lame, a volte, che uscite dal buio tagliano il cuore. Zampate cattive e ingiustificate. Che squarciano il tuo cielo a tratti sereno. Che in parte comprendi, in parte vorresti cancellare. Cose nascoste, che erano già lì, latenti, dolenti, da tempo immemore. Agguati che ti attendono al rientro da un viaggio, quando sei ancora più esposta e senza protezione, per fare male oltre ogni misura. Anni di lavoro faticoso , di progetti, di idee, cancellati da una frase, da un commento o da una decisione sbagliata, fuori luogo, fuori tempo perfino. Serve energia per poter arginare i danni, servirebbe una forza che non sai dove trovare. Serve raccogliere se stessi per tornare ad essere inscalfibili, come dice sempre un amico mio... ma io ora non ne sono in grado.
(Autunno sul Monte Baldo, 6 ottobre 2007)
"Non esiste la fotografia artistica.
Nella fotografia esistono, come in tutte le cose,
delle persone che sanno vedere
e altre che non sanno nemmeno guardare"
(Nadar)
N PORTIO B II
N Portio B II, così venne classificato. Asettica definizione medica che a leggerla mi parve un nonnulla. Scartare un referto appena confezionato da quelli di anatomia patologica, ricordare di averlo portato lì a mano, un caldo torrido che spazzava il viale, io che non sapevo più nemmeno come mi chiamavo. Ricordo tutto, ricordo ogni istante di quel periodo doloroso e maledetto. Dieci anni fa, corsie d'ospedale e biopsie, tac e attese angoscianti. E medici che usavano con me parole quasi incomprensibili. Tanta paura, tante lacrime, tanto soffrire. Ogni volta. Ripensando al passato mi rivedo molto sola. Ho affrontato tutto da sola, senza potermi appoggiare su nessuno, senza potermi confidare su cosa io provassi veramente. Per mesi fu così. Per anni. Sono cose che segnano l'anima per sempre. Nessun istante era vissuto libero da pensieri negativi. Nemmeno in quel dicembre in cui una dolcissima dottoressa bionda, in una disordinata anticamera della radioterapia mi disse sorridendo "Ecco, ora sua madre è guarita, ora ha le stesse possibilità di ammalarsi di nuovo di cancro di me o di lei". Io la guardai frastornata, non ebbi reazioni, quasi che quelle parole non fossero servite a sciogliere il terrore che mi prendeva in ogni parte del corpo. Per me era come non averle sentite, come se lei mi avesse detto "guardi che tutta questa follia proseguirà in eterno". Reazione incredibile, la mia. Niente poteva tranquillizzarmi. Non respiravo e tremavo, e ho continuato così per parecchio. Sono passati dieci anni da allora. Da quel giorno di dicembre in cui andai a prenderla con il suo regalo di compleanno nel baule dell'auto. Domani pomeriggio, dopo l'ennesimo controllo di routine dallo stesso oncologo un po' brutale ma insostituibile, dopo un'altra sera d'attesa nervosa e rivisitazioni varie, forse potremo festeggiare...