In questo indirizzo si parla di cose che accadono a me e a voi. Ci sono avventure, parole, pensieri, emozioni di sguardi incontrati, racconti presenti e passati, e i sogni futuri, tanti, inarrestabili, tutti nostri.

Eccomi

Blogger: onlyyou
Nome: Barbara
Il ventottesimo giorno, per noi ragazze, è un bagliore inaccettabile, è quel momento in cui non tolleriamo niente e vediamo tutto nero, ma poi passa, poi tutte le tensioni si allentano, e la vita torna a sorridere, fino al mese successivo.

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

Feeds

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte

venerdì, 28 settembre 2007

 

LA RIVA

Passeggiare, sulla riva di un lago, ed è un attimo farsi prendere dalla malinconia. Sognando ciò che si vorrebbe e non sarà mai, ricordando momenti tristi ben più di questo. Passeggiare e sentire brividi e amore e dolore. Qualche foto, qualche parola detta, altre solo immaginate, qualche uccello acquatico da fotografare mentre scappa via, come fa il tempo, con un battito d'ali. Questo è un luogo "romantrico", un passeggio "romantrico". Osservo il nero e i grigi piompo delle nuvole, poi mi guardo i piedi mentre calpestano un sentiero per ciclisti e bambini che corre accanto a questa sponda d'acqua e pensieri. Sull'altra riva c'è un tempio allegro fatto di giochi per ogni età, qui l'atmosfera è raccolta, le mie braccia abbracciate. Mi fermo su una panchina silenziosa, inquadro qualche canna, qualche onda, faccio clic. Fermo un istante felice. Cervello, occhi e cuore lo ricorderanno per sempre. Poi una canoa che sfila a pelo d'acqua, regolare come un fuso, poi un caffè, poi dei pescatori improvvisati, poi una signora che mi sorride, poi un chiuaua che si crede un dobermann, poi decido di tornare al coperto: in fondo passeggiare non è sano quando si sa che ricomincierà a piovere. Meglio ascoltare miliardi di gocce battere sul tetto e sui vetri. E smettere di colpo di sentire freddo.

Postato da: onlyyou a 20:41 | link | commenti (10)
pensieri, ricordi, felicità, lago di garda, saudade

sabato, 22 settembre 2007

"883 MODI DI DIRE HARLEY"

Fino al 30 settembre sono aperte le iscrizioni al concorso dal titolo "883 modi di dire Harley", indetto da Harley Davidson Italia. E' possibile partecipare con opere di pittura, fotografia, 3D e scrittura.  In palio una Harley Davidson modello Sportster XL 883. Premiazione e mostra a novembre durante il Salone Internazionale del Ciclo e Motociclo che si terrà a Milano dal 6 all'11 novembre 2007. La partecipazione è gratuita, basta farlo accedendo al sito ufficiale. L'unico vincolo è il tema, che deve essere ispirato alla celebre casa motociclistica di Milwaukee e ai suoi capolavori biker. Info e regolamento: www.harley-davidson.com. Io naturalemente ho inviato tre scatti già ieri sera. Una Harley in garage mi manca proprio... 

Postato da: onlyyou a 10:20 | link | commenti (19)
fotografie, fotografia, ironia, informazioni, harley davidson

giovedì, 20 settembre 2007

 

LA FINESTRA

Respiro di finestre aperte. Sole che entra, che lambisce i fiori, che rischiara l'atmosfera, che sorride al vento e carezza ogni cosa. E i pensieri che tornano calmi proprio mentre quella persiana sbatte. Guarda verso il lago, questo riquadro di legno e geranio dipinto. Sembra uno sbadiglio, sembra un risveglio. Tu ti stiracchi, il torpore pian piano va via, poi ti affacci e osservi l'acqua lì davanti cercando onde positive dove lasciarsi cullare. La pietra spessa sembra volerti proteggere, come una cornice, per un po'. E tu ti ripensi bimba, seraficamente appoggiata alla ringhiera, il mento un po' imbronciato, i ricci da Medusa. Te ne stai lì aspettando nuovi giorni. Li immagini, li rivuoi, li rivedi. Erano pieni di risate che suonavano tintinnando come le corde di un'antica, misteriosa chitarra zingara.  

Postato da: onlyyou a 17:50 | link | commenti (10)
pensieri, ricordi, tristezza, fotografie, solitudine, ottimismo, lago di garda, dispiacere

venerdì, 14 settembre 2007

DITE CHEESE

NUOVA FOTOCAMERA SONY SCATTA SOLO SE SORRIDETE

TOKYO, 14 settembre (Reuters) - Se una fotografia vale più di mille parole, quanto vale una foto con un bel sorriso? Circa 40.000 yen (250 euro), secondo Sony ‹6758.T›, che ha messo in commercio una fotocamera in grado di "riconoscere" i sorrisi delle persone fotografate.
Grazie alla tecnologia "face-detection", le fotocamere digitali Cyber-shot DSC-T70 e DSC-T200 da 8 megapixel non scattano finché non rilevano un sorriso sul volto del soggetto selezionato. Se si tratta di una foto di gruppo, il fotografo può selezionare su quale soggetto concentrarsi interagendo sullo schermo Lcd della fotocamera tramite un apposito "pennino". La tecnologia, soprannominata "Dite Cheese" può essere tarata su tre livelli, dal ghigno sottile alla grassa risata. Le vendite della nuova fotocamera inizieranno la prossima settimana in Giappone, e entro questo mese nel resto del mondo.

(Mi viene da fare un solo commento: pazzesco)


Postato da: onlyyou a 15:58 | link | commenti (13)
fotografia, informazioni

giovedì, 13 settembre 2007

FATICA
Due lavori, due vite. Tempo fatto di confusione e tensioni, costruito con grande fatica, in ogni senso. Fatica a conciliare tempi e modi di ogni cosa. Fai fatica quando gli impegni non combaciano, quando i colleghi non comprendono, quando vorresti essere da un’altra parte e non puoi. Fatica stagnante, in certi giorni. Da sentirti rattrappita, delusa, arrabbiata. Da sentirti di aver voglia di tirare i remi in barca e non lottare più. Che non comprendi come mai il vento non cambia e non tira verso te per modellarti nel senso giusto. E vorresti gioia pura, di tanto in tanto. Vorresti una soddisfazione fatta di qualche piccolo tassello che si incastra giusto, invece di tante sconfitte. Vorresti un verdeprato di felici dove sdraiarti a guardare il cielo tra le cime degli alberi, vorresti una riva di fiume al tramonto dove camminare in uno spazio senza tempo, invece corri, ti arrabatti, guardi sempre il calendario, l’orario, le scadenze di ogni impegno. Due lavori, due vite, due strade, incroci di pensieri e sogni che non si realizzano mai.

Postato da: onlyyou a 20:41 | link | commenti (2)
pensieri, lavoro, fotografie, solitudine, delusioni, arrabbiature, saudade, formentera

lunedì, 10 settembre 2007

 

FELFEL
 
Felfel. Avverto solletico e pizzicore tra denti e labbra, mentre pronuncio questa parola che viene da lontano. Se ne sta lì a ricordarmi tante cose, viaggi e persone che mi hanno attraversata, e uno strano autunno cominciato a maggio quando le foglie nemmeno cadevano dagli alberi. Felfel, peperoncino. Rosso caldo, turgido e brillante frutto del sole. Sapore prepotente e aggressivo che ferma il respiro e fa perfino piangere. Il più “perfido” di tutti si chiama Habanero, mia messicana memoria. Laggiù viene consumato quasi quanto il pane. I miei occhi hanno visto intere corsie nei supermercati trasformate in muri di cornetti rossi, mentre nel reparto orto-frutta è venduto fresco ed è tanto forte da dar fastidio al naso anche da lontano. Ora penso che è divertente, quando viaggi, fare un giro nei mercati e nei supermercati locali. Irlanda, Mauritius, Marocco, Turchia. In certi luoghi vedi frutti e cibi dei quali ignoravi l’esistenza. Andare per bancarelle lontane dai circuiti turistici è un modo per mischiarsi alla gente del posto, e per rendersi conto di come vivono e pensano gli altri popoli. Caraibici, spagnoli, indiani o arabi, tutti quanti lo usano, il peperoncino. Impreziosisce col suo sapore birbante i piatti a qualunque latitudine. Lucido, erotico, attraente frutto appeso a una piantina regalatami da un collega dal pollice verde che per un paio d’anni ho tenuto in giardino coltivandola divertita. Non ci ero affezionata quanto lo sono a Gerry, il mio dilagante super-potus Geronimo dalle foglie a cuore, ma quel cespuglietto era tanto carino e utile per i miei sughi alla Lampedusana. Già, anche su quell’isola d’altomare dove ero serena tempo fa, il felfel è consumato con sapienza e tradizione. Mitici i vasetti sottolio che preparava “zia Concetta”. Non zia ammè, magari. Fosse così mi farei ospitare anche domani. Era una zia di amici del posto. Andavi da lei e quella signora nera e baffuta, con le sue mani secche da vecchia siciliana ti apriva un magazzino di sapori mediterranei che ancora ho in mente. Capperi e peperoni piccanti, e poi lenticchie e vino e formaggi troppo forti per il mio palato. La casa di Concetta stava  in fondo a questa terra che ha la forma di una testa di coccodrillo. Salivo sullo scooter quando il sole calava su Capo Ponente, prendevo la sola strada possibile che porta alla Spiaggia dei Conigli, a un certo punto giravo a destra su un sentiero sterrato e dopo qualche peripezia e molte buche arrivavo al suo cancello. Vasetti in vendita, ingegno e fatica di campagna. Meglio del caviale, il felfel, questo è certo.

Postato da: onlyyou a 23:05 | link | commenti (4)
pensieri, viaggi, ricordi, cucina, fotografie, africa, messico, irlanda, marocco, lampedusa, saudade, autunno

giovedì, 06 settembre 2007

La solitudine non è vivere da soli, la solitudine è il non essere capaci di fare compagnia a qualcuno o a qualcosa che sta dentro di noi, la solitudine non è un albero in mezzo a una pianura dove ci sia solo lui, è la distanza tra la linfa profonda e la corteccia, tra la foglia e la radice.

Josè Saramago

Islanda, il faro di Dyrhólahey

Postato da: onlyyou a 00:05 | link | commenti (15)
viaggi, tristezza, fotografie, aforismi, islanda, solitudine, saudade