In questo indirizzo si parla di cose che accadono a me e a voi. Ci sono avventure, parole, pensieri, emozioni di sguardi incontrati, racconti presenti e passati, e i sogni futuri, tanti, inarrestabili, tutti nostri.

Eccomi

Blogger: onlyyou
Nome: Barbara
Il ventottesimo giorno, per noi ragazze, è un bagliore inaccettabile, è quel momento in cui non tolleriamo niente e vediamo tutto nero, ma poi passa, poi tutte le tensioni si allentano, e la vita torna a sorridere, fino al mese successivo.

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domenica, 26 agosto 2007

UN'ALTRA PELLE
L’ho vista, l’altra mattina, spuntare dal nulla per restare lì, impudica, a guardarmi, affacciata  oltre la superficie dello specchio. Una ruga. Come fosse un insetto, un affronto, un clamore. Vero atto di terrorismo sul mio viso assonnato. Sono rimasta interdetta. Come quando ho visto cadere le torri gemelle al rientro da una gita nel mare di Lampedusa. Interdetta e appoggiata al muro a pensare. Come se vedessi il disastro alla tivù. Mi sono avvicinata, ho spostato la pelle con le dita, ho cercato di cambiare espressione, ma niente. Lei era sempre lì. Kafkiana. Sarà il risultato della notte passata a rotolarmi nelle mie ansie, ho pensato. Sarà che dopo che mi sarò buttata addosso un po’ d’acqua fresca e sapone, passerà tutto. Invece niente. Lei troneggiava, imperterrita, testarda, determinata a scavare ancora. Ho fatto scattare la controffensiva: controlli ripetuti ogni mezzora, spugnature fredde, tonico e cremine inutili. E l’olio di mandorle, balsamo di sottili pensieri. Nel frattempo ho passato in rassegna anni di bagordi e maquillage, ombretti e belletti vari, per arrivare alla conclusione che la Signorina Creparuga appena incontrata, sarebbe stata la prima di una lunga serie. La prima vera ruga. Segno indelebile sull’anima del mio volto di quasi quarantenne. Le altre, finora, erano solo leggeri segnetti lasciati dai sorrisi e dalle lacrime di una vita. Ma qui si tratta di una cicatrice perenne come i ghiacci himalayani.
Sulla palpebra. Tendalino dell’occhio fotografo infallibile dei miei attimi di esistenza. La prima ruga è sulla palpebra, la sinistra. Che strano, mi sono detta. Ho passato l’adolescenza a prendere in giro mia madre per il suo pessimo rapporto con l’idea di invecchiare, e ora mi ci ritrovo dentro allo stesso modo. La differenza è che lei aveva una figlia con la quale confrontarsi, scontrarsi, distrarsi. Io neanche quella. Io sono sola con la mia idea del tempo che passa. Lo specchio mi rimanda la stessa immagine che ho visto l’altro giorno. Ancora per poco. Il successivo pensiero pessimista è stato: presto altri solchi areranno il campo, dalle labbra alla fronte al collo al seno alle mani, senza che da quel seminare germogli nulla. D’ora in poi, a ogni sorriso, penserò che questo favorirà una nuova piega proprio qui di lato. Piangerò immaginando crescenti segni e gonfiori e non per questo verranno meno le future lacrime. Un disastro, a pensarci. Eppure è la vita. Che prosegue di questo passo nonostante qualunque tentativo di arrestare la corsa. Cosa che non tenterò nemmeno di fare. Mi schifa e mi terrorizza l’idea di quegli interventi estetici che le cinquantenni (anche meno) fanno per non dimostrare la loro età. La sola cosa che ottengono è rendersi ridicole. Io fino ad ora, credo, la mia età non l’ho dimostrata. Ma la pacchia temo sia finita. Non per questo deciderò di ricorrere al bisturi, al botulino o a qualunque altra porcheria. Una volta ho detto a mia madre: le rughe si arrestano solo quando smettiamo di vivere. E io non penso affatto al suicidio. Mi terrò tutti i miei difetti, sono tanti e così cronici che ci sono quasi affezionata. (Bugia, potessi usare una bacchetta magica cambierei quasi tutto). Mi terrò anche i segni sulla pelle. Mai, un’altra pelle mai, un’altra pelle io non vorrei…
 
Mai!
Un’atra pelle, mai!!!
Un’altra pelle, io, non vorrei…
Ho vissuto, dentro di lei,
Quante battaglie, non sai,
Rattoppi, ne ha,
Lacera e lisa, qua e là…
Ha preso, pioggia, freddo e vento,
Ed hai resistito, pelle mia.
Persino al logorio del tempo,
Agli attacchi di chi,
Su questa pelle morì…
Mai,
Io la venderei!
Mai, pelle mia, ti tradirei!
Quanti segni, sulla pelle
Come tatuaggi, restano così,
Volevano farmi fuori, e poi,
Eccomi ancora qua!
…ancora in gara, ancora forte, ancora in piedi!
Io ci sono, come vedi…
La pelle dura, ho!
Tu, cacciatore, non mi prendi.
Fra i tuoi trofei, non mi vedrai …
Se forse tu, che ti difendi.
Se è la mia pelle che vuoi,
E’ perché nudo tu sei!
Quanto sole, quante stelle …
Sulla mia pelle, ancora, scriverò!
E finché brividi lei avrà …
Finché traspirerà,
Io potrò dire, che davvero, sto vivendo!
Non ha prezzo, la mia pelle.
Perché è la pelle mia!
Questa è la pelle mia!
Potrò bruciarmi ancora ? E sia
 
(Dall’album “Leoni si nasce”, Renato Zero, 1984)

Postato da: onlyyou a 21:30 | link | commenti (25)
citazioni, pensieri, ricordi, canzoni, ironia, compleanno, renato zero

sabato, 25 agosto 2007

LA NOTTE E IL GIORNO
 
La notte ti parlo
la notte dico cose
che di giorno non sai.
Al buio affronto domande, burrasche
plasmo ipotesi e conclusioni
ritrovando frasi sparse
come foglie, da folate di vento.
Quando il silenzio passeggia
su ogni cosa, tra noi
prendo il colore bruno della tristezza
quello lampante dell’ansia
e il nero della sfiducia.
Al mattino poi
carezzo alla mia pianta indiana
rami di seta arruffati
 fronde senza spine
e neanche da lei attendo risposte.
 

Postato da: onlyyou a 17:15 | link | commenti (9)
pensieri, poesia, tristezza, fotografie, silenzio, saudade, dispiacere

mercoledì, 22 agosto 2007

CONCORSO DI FOTOGRAFIA

E' indetto dal Comune di Corinaldo, nelle Marche, il XXII Concorso fotografico intitolato a "Mario Carafoli", scrittore, giornalista e fotografo. Il titolo della competizione è "Il Paese più bello del mondo", ispirato a un libro che Mario Carafoli dedicò appunto a Corinaldo, suo paese natale.

Il concorso intende selezionare le immagini che meglio esprimono il rapporto affettivo tra l'uomo e l'ambiente in cui vive, fotografie che diano di quasiasi tempo, paese, città o campagna un ritratto non turistico ma interiore. La partecipazione è aperta a tutti. Ogni partecipante potrà concorrere con un numero di 4 scatti per tema, in bianco e nero e a colori. Le stampe dovranno avere il lato maggiore compreso fra 30 e 40 centimetri o, se più piccole, dovranno essere montate su cartoncino leggero sempre delle stesse dimensioni sopracitate. Ogni stampa dovrà recare sul retro nome, cognome, indirizzo e recapito telefonico dell'autore, con numero progressivo e titolo dell'opera scritti in stampatello. La quota di partecipazione è fissata in 20 euro, da versare con vaglia postale sul c.c.p. n. 15840606 intestato al Comune di Corinaldo, Servizio Tesoreria, via del Corso 9, 60013 Corinaldo (Ancona), causale del versamento: concorso fotografico. Le opere potranno essere consegnate a mano oppure spedite per posta e dovranno pervenire all'ufficio Cultura del Comune di Corinaldo entro il 15 settembre 2007. Premi: 500/250/130 euro. Gli scatti premiati resteranno proprietà del Comune di Corinaldo, tutte le altre opere verranno restituite.

Inutile aggiungere che io parteciperò di certo. Per maggiori informazioni, tel. 071.6793205; www.corinaldo.it

 

Postato da: onlyyou a 13:35 | link | commenti (9)
fotografia, informazioni

venerdì, 17 agosto 2007

Sai cos'è bello, qui? Guarda: noi camminiamo, lasciamo tutte quelle orme sulla sabbia, e loro restano lì, precise, ordinate. Ma domani, ti alzerai, guarderai questa grande spiaggia e non ci sarà più nulla, un'orma, un segno qualsiasi, niente. Il mare cancella, di notte. La marea nasconde. E' come se non fosse mai passato nessuno.
E' come se noi non fossimo mai esistiti. Se c'è un luogo, al mondo, in cui puoi non pensare a nulla, quel luogo è qui. Non è più terra, non è ancora mare. Non è vita falsa, non è vita vera. E' tempo. Tempo che passa. E basta...
 
(Alessandro Baricco,Oceano Mare)

Postato da: onlyyou a 20:03 | link | commenti (17)
viaggi, tristezza, fotografie, messico, aforismi, saudade, alessandro baricco, dispiacere

giovedì, 16 agosto 2007

 
MACRO, E’ COME NELLA VITA
 
Macro è un fiore, un filo d’erba, uno zampillo, una formica, un battito di ciglia. Macro è il mondo visto da vicino, che ha tutta un’altra faccia. E’ un po’ come entrarci dentro, tentare di capirlo e non riuscirci mai appieno. Lo sguardo è ravvicinato. Più di quanto dovrebbe essere. Imposti l’autoesposizione su spot, aspetti il momento senza vento, curi l’inquadratura, valuti il primo piano e lo sfondo, poi clic. E’ come nella vita vera: se il soggetto è interessante, ti viene di zummare per provare a scoprire ciò che non è visibile a occhio nudo. Non c’è intrusione, nel fotografare in macro. Piuttosto bisogno di comunione con la natura. Occorre sensibilità, oltre a una buona dose di pazienza. Si resta immobili, rapiti e stupiti dalla bellezza di un petalo, dal suo colore. E poi bisogna saper guardare, qualità che non a tutti riesce facile. Saper osservare oltre la superficie delle cose, come è auspicato da uno dei principi cardine della filosofia buddista. Non sono una brava fotografa. So giudicare se uno scatto è buono o bello oppure no, ma non so realizzarlo perché mi mancano molte informazioni pratiche. Voglio spendere tempo autunnale per imparare qualcosa in più. Per ora manca la tecnica, come nella vita. Di solito improvviso, ascolto i miei sensi, il cuore, e mi lascio ispirare. Qualche volta ci riesco, qualche volta il risultato è proprio come lo avrei voluto. Ma nella maggior parte dei casi mi sbaglio.
IMG_3936

Postato da: onlyyou a 20:00 | link | commenti (9)
pensieri, fotografie, fotografia, montagna, autunno

sabato, 11 agosto 2007

26042007[1]-

TRAGITTI
 
C’è una strada. Una strada sempre quella. Lingua contorta, a strapiombo tra il mare e la roccia, piena di curve e di stop che quando stai lì non la sai evitare. La prendi incosciente, invaghita di quella fascinazione assoluta e sanguigna che è ogni viaggio. La percorri sognando, imbastendo un metro dopo l’altro, scrivendoci sopra parole, ricordando tragitti passati, ridendo, soffrendo. C’è una strada sempre lei, meno astratta, che faccio ogni giorno, in questa mia parallelepipeda città. Da seguire al ritorno è anche più estrema di un sentiero islandese. L’orario è da dee jay. Dopo l’ultimo programma ti tuffi nel finire della nottata con l’umore intersecato di pensieri. Raggiungi la yaris, ci salti su, ti chiudi dentro. La musica si diffonde, Renato ti canta, Renato ti parla. Allacci le cinture e e si comincia. Viaggiodentro. Tragitti. Ogni tappa è un momento. Passi dietro la Borsa, lungo corso Magenta, Cadorna, il Castello Sforzesco. Al semaforo ti fermi a guardare la sua fontana circolare, ogni sera, come stasera. Scatti una foto con il cellulare a quella matrona zampillante. Un giro tutto intorno prima che venga verde, un’occhiata a quei merli sotto i quali si baciano i ragazzi che si amano, e riparti. L’Acquario, dove “abita” un amico barbuto che non vedi da tanto, l’Arena, il parco, i Bastioni di Porta Volta, il ponte di Garibaldi. Sei quasi a casa. Un altro semaforo ti ricorda capelli sale e pepe appena carezzati. Meglio dare gas, salutare il gelataio ancora aperto, quello che vende quegli strani bicchierini, poi l’insegna del veterinario che sembra salutarti. Sta lì, illuminando la coda delle auto in sosta, lampeggiando, tremando, come quella volta. Imbocchi la superstrada e  scende spesso qualche lacrima. Sei quasi a casa, il tragitto per oggi si conclude. E vorresti fermarti sotto una pianta a ritrovare quiete, ma è notte. E la notte si sa, non porta consiglio.

Postato da: onlyyou a 23:18 | link | commenti (19)
pensieri, ricordi, milano, tristezza, fotografie, bacio, saudade, renato zero

martedì, 07 agosto 2007

SUSHI O NON SUSHI  sushi
 
Sushi o non sushi, thisistheproblem? Sfizioso, leggero, sano. Per questa ragione mi piace, talvolta, mangiare Japan. Nella mia città è tutto un fiorire di ristoranti del Sol Levante. Inizialmente – parlo di circa quindici anni fa - li snobbavo: troppo di moda, troppo cari e invasi di paperine e gente che se la tirava a mille. Però, nel tempo, si può anche ricredersi. Cambiare idea fa bene all’umore. Solo gli ottusi non cambiano idea, l’ho letto di recente su un blog “amico”. La nuova tendenza di questi locali a mandorla è di proporre prezzi modici per l’intervallo degli impiegati. E funziona. Sono sempre pieni. Ri-pieni. Di persone ancora un tantino snob, ma non solo. E poi, mi son detta: chissenefrega. Tutto va bene pur di evitare cibi che fanno male, happy hour salsinati e panini sovversivi con dentro un dito di formaggio colesteroliko. E allora sushi, e sashimi, che sia crudo e nudo. Mi ci faccio trascinare da un'amica all'intervallo del pranzo di un agosto metropolitano.
L’antipasto è rappresentato da una scodella con dentro una strana zuppa a base di alghe e tofu, almeno così ti par di capire. La affronto con le bacchette e mi viene da ridere, però l’orgoglio e la goliardia mi impediscono di cedere e chiamare il cameriere per farmi portare un cucchiaio. I polpastrelli si incrociano, si incastrano, ma alla fine il meccanismo è plausibile. Penso: se ci riescono i cinesi, posso farlo anche io. Stesso metodo per mangiare il riso e il pesce crudo e le alghe e la verdura fritta che da quelle parti si chiama tempura. Tutto buono, superato il primo impatto, davvero tutto. Confidenze e risate allentano la tensione del mio stomaco. Immagino di avere di fronte qualcuno avvezzo a quegli strani utensili, qualcuno che mi potrebbe insegnare a mangiare anche il cuscus con le mani, e mi viene da ridere e anche un po' da piangere. Questo non è proprio come mangiare etnico, libanese o libico: sarebbe di certo meno leggero, però ci penso e so che sarebbe divertente. Ricordo un pranzo di qualche tempo fa, strana sensazione di smarrimento che poi è passata. La mia amica-collega è un’abituée. Mi spiega cose che non immaginavo, sulle vivande e sui comuni compagni di lavoro. E’ in azienda da quattro mesi ma ha già capito tutto. Io ci ho messo una vita, lei una stagione. Ma ci si è piaciute al volo, già nei primi approcci. Cose che capitano raramente. Così rapide, poi, giusto il tempo di mettere in bocca un rotolino di tonno e inghiottirlo. Ci vorrei tornare, tuffarsi nel sushi può far passare un po' della malinconia che mi prende negli ultimi tempi. Quindi, decisamente sushi, and-there-is-no-problem.

Postato da: onlyyou a 15:56 | link | commenti (9)
pensieri, ricordi, tristezza, amicizia, ironia, saudade, dispiacere

giovedì, 02 agosto 2007

(dal sito dell'amico giornalista Claudio Sabelli Fioretti)
Cosimo Mele, deputato Udc, va con le prostitute. Come milioni di italiani. Però il deputato Mele, preso con il sorcio in bocca, dà le dimissioni e il presidente dell'Udc Lorenzo Cesa, le accetta spinto dai suoi democristiani scandalizzati. Ha fatto bene Cesa? Ha fatto male? Come dimenticare che Lorenzo Cesa è reo confesso di avere trattato tangenti? Anche Cosimo Mele è rimasto impelagato in storie di tangenti. E l'Udc evidentemente lo sapeva quando lo ha accolto proveniente dalle fila degli appassionati di Raffaele Fitto. Erano circa sei anni fa. Allora, lungi dal cacciarlo, il partito di Lorenzo Cesa, reo confesso di avere trattato tangenti, partito come tutti sanno intransigente con chi ha avuto a che fare con la giustizia, partito nel quale uno dei leader è Toto Cuffaro, gli disse: "Ma prego, si accomodi, questo è il suo partito". La corruzione non scandalizza un cattolico. Il sesso, invece...

Postato da: onlyyou a 13:55 | link | commenti (9)
citazioni, politica