In questo indirizzo si parla di cose che accadono a me e a voi. Ci sono avventure, parole, pensieri, emozioni di sguardi incontrati, racconti presenti e passati, e i sogni futuri, tanti, inarrestabili, tutti nostri.

Nome: Barbara
Il ventottesimo giorno, per noi ragazze, è un bagliore inaccettabile, è quel momento in cui non tolleriamo niente e vediamo tutto nero, ma poi passa, poi tutte le tensioni si allentano, e la vita torna a sorridere, fino al mese successivo.
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VENERE
L'ultimo pensiero della sera
il primo pensiero del mattino.
Ed in mezzo la notte,
sciabica oscura d'angosce acquattate,
la notte ch'equipara l'est all'ovest
e tuttavia non colma le distanze.
La notte
questa notte ricorrente
che rende improponibile il presente
perché ha ancora il passato da smaltire.
(Corrado Calabrò)
IspirAzioni
"Semina un pensiero, raccoglierai un'azione.
Semina un'azione, raccoglierai un'abitudine.
Semina un'abitudine, raccoglierai un carattere.
Semina un carattere, raccoglierai un destino".
(da "Risveglia il Gigante", di Maurizio Fiammetta)

Le Alpi Svizzere, nei pressi di Leukerbad (Febbraio 2007)
IL GIOCO DELLE PERLE DI VETRO 
Sgrano perline, stasera. Mi ci trastullo i polpastrelli e i pensieri in vista di nuovi mondi. Carezzo vetro soffiato, maneggio colori, corde e cordoncini, pendagli e orecchini, seta e pinzette, come fossero promesse di Rinascimento. Era da un po' che non mi capitavano tra le mani. Perline. A lume, a fiamma, a rosetta, africane, ottomane, veneziane. Erano il mio gioco, qualche tempo fa. Gioco creativo che finiva nelle vetrine dei negozi e poi qualcuno comprava. Da più di un anno erano chiuse in un'anta dell'armadio, in attesa del sole e della mia voglia di fare, antidoto alla malinconia, che deve venire. "Fare cose", qualcuno mi dice che serve. E io voglio, proprio voglio farne un sacco. Le perline non basteranno.

I TRENI PASSANO

Ti viene da pensare, a salire su un treno. Ammasso di ferraglie che stridono e vite che si mescolano. Pensi a quella volta che andavi in Puglia, dalla Giò che si sposava con un caldo torrenziale, la Giò che pochi anni dopo lasciava qui il suo stupendo bambino e un marito che la tradì per sempre quando lei era ancora viva su un letto d'ospedale. Dicevi, quella volta maledetta, che un treno non l'avresti preso mai più. Lo spavento di un pazzo in preda a una crisi depressiva che si chiude proprio nel tuo scompartimento brandendo un coltello fu qualcosa che è difficile superare subito. Un po' come quando fai un incidente in moto e scampi, e cerchi di esorcizzare passando da quell'incrocio mesi dopo, tu e la tua due ruote, come due sopravvissuti. Mica è semplice dimenticare. Dopo molti anni i treni capita di riprenderli, insieme alle sbronze e alle occasioni, facendo finta di dimenticare per necessità e amore. Li riprendi per lavoro, per passeggiare sul Lungotevere, Roma di Natale che sa di pasticcini alle spezie e di malinconia. Risali su un convoglio insieme alla tua agitazione assonnata per attraversare la Padania in primavera, per fermarti a Milano o in Brianza qualche ora, per raggiungere il Veneto che pare così lontano finquando non sei lì. Ti svegli presto, che fuori è buio e silenzio, una cosa strana per una che "fa" i giornali e tira tardi come fosse una dee-jay. Metrò affollato, a quell'ora acerba: brianzoli e immigrati che formano un'unica massa incollata di sonno. Stazione Centrale brutta ma non troppo, con quell'intrico di vie e palazzi e negozi intorno, che custodiscono ricordi ormai da un po'. Brutta, sì, è bruttina la stazione dei milanesi, mal frequentata e malmessa e vuota di quell'atmosfera vociante che rende invece allegra Termini. Una volta salita, pensi a dormire senza riuscirci. Allora leggi un nuovo libro che parla di internet e fotografia, accarezzandolo, annusandolo, imparandolo. E pensi a tornare, ad arrivare, pensi alla giornata che scorrerà e a come e perché, andirivieni di situazioni descritte e attraversate qui e là. Pensi a quanto fanno male i distacchi, certe volte, e ti abbandoni a cose che la ragione non consente mai. Non capisci, spesso non capisci, ma vivi il "qui e ora", senza altri progetti, per non soffrire di più. Ti avvicini, con la ferrovia, a persone e luoghi. Eviti il traffico della A4, le code di città, e resta il tempo per divagare. Osservi chi sta con te, di fronte e accanto, esistenze che si incrociano e qualche volta si fermano a raccontarsi. Sì, ti viene da pensare, mentre il tuo vagone ti culla e ti rimanda dai vetri immagini di altri mondi, come fosse un film. I treni partono, passano, talvolta ti portano via.
E' il sito di una scrittrice amica. E' una donna fantastica e una brava giornalista. Lo segnalo e lo metto nei link. Spero di poter collaborare con lei, ma non è per questo che mi andava di parlarne qui sul mio blog. E' una sorta di omaggio a una bella persona, che sento pochissimo ma che ogni volta che ci parlo mi infonde un entusiasmo e una gioia di fare che non ha pari.

Thomas, ovvero un sorriso per la stampa
"Babboa". Mi chiama così, con quella vocina che ora sta imparando tutto. Si riempie le guanciotte di b e di a e poi ride per il suono che ne esce. Thomas: ha quasi lo stesso nome di un capomafia, e io di lui sono innamorata persa. Ricordo il nostro primo incontro, nel reparto neonatale dell'Ospedale di Niguarda a Milano. Si poteva entrare solo uno per volta: bimbi sotto osservazione, un riguardo religioso. Fu un quarto d'ora di un luglio memorabile. Ho perso di poco il giorno della nascita, ero tra i ghiacci d'Islanda, con suo padre che mi parlava al telefono come fosse impazzito per la gioia. Sono passati nemmeno venti mesi, da allora. E quando mi chiama "Babboa" o mi guarda con i suoi fanali azzurro-onda io raggiungo lo stato liquido in un nanosecondo. Sono una quasi "sia", una quasi cugina che non sa evitare di viziarlo come un piccolo teppista carognetta, la sua mamma mi odierà, ma chissenefrega. Quando lo porti al parco ha in mente solo di giocare a calcio, è un difetto genetico inevitabile negli uomini. E stacca le teste delle margherite come facevo io da piccola coi garofani a Sanremo, lasciando il gambo solitario nell'erba alta. L'ho "allevato" scattandogli fotografie, la prima serie, appunto, in ospedale. Da allora, giuro, da allora, questo piccolo cucciolo di uomo coccolone ha imparato a sorridere come nessuno fa alla sua età. Digrigna i denti, socchiude un occhio e si mette in posa, regalandoti una smorfia che non puoi smettere di ridere ogni volta che lo riguardi. Poi ti abbraccia e ti compra. E tu pensi che il bene che provi per lui è incommensurabile, la tenerezza che emana ti lascia stordita per giorni e giorni.
"Elliott Erwitt. Io e gli altri"
Ottanta ritratti e autoritratti del grande fotografo americano, uno dei maestri dell'obiettivo più celebrati del Novecento, da domani e fino al 17 giugno saranno in mostra allo Spazio Forma, piazza Tito Lucrezio Caro 1, Milano. Ci sono personaggi noti e non, scatti famosi e inediti, per un percorso tra ironia e verità, tra malinconia e gioco, in un continuo altalenare tra chi fotografa e chi è fotografato. Aperta dalle 11 alle 21; giovedì fino alle 23; chiuso lunedì. Per altre informazioni, www.formafoto.it; tel. 02-58118067

Tu che sei in viaggio,
sono le tue orme
la strada, nient'altro;
Tu che sei in viaggio,
non sei su una strada,
la strada la fai tu andando.
Mentre vai si fa la strada
e girandoti indietro
vedrai il sentiero che mai
più calpesterai.
Tu che sei in viaggio,
non hai una strada,
ma solo scie nel mare.
(Antonio Machado)
IN CIMA ALLE STELLE
Ad Aosta c'è una mostra interessante e spettacolare. Si intitola "In cima alle stelle. L’universo tra arte, archeologia e scienza". Si tratta di una rassegna multidisciplinare ospitata al Forte di Bard, antico castello che per un periodo storico è stato fortino, recentemente sottoposto a un ampio restauro restaurato per ospitare iniziative ed eventi (accoglie anche uno dei più bei musei della montagna). Si trova all'ingresso della Valle d'Aosta, arrivando dall'autostrada, nel punto dove la vale e le montagne formano un imbuto che fa pensare a una gigantesca clessidra naturale in bilico tra il tempo e lo spazio. L'esposizione, che resterà aperta fino al 2 settembre, raccoglie reperti antichi, strumenti, quadri di artisti contemporanei e libri, e racconta i passaggi cruciali del rapporto tra uomo e astronomia. Un percorso evocativo che parte dalla preistoria e arriva ai nostri giorni. Mi piacerebbe visitarla... Orario: 10-18; sabato e domenica 10-19; chiuso lunedi. Info: tel. 0125.833811; www.fortedibard.it