In questo indirizzo si parla di cose che accadono a me e a voi. Ci sono avventure, parole, pensieri, emozioni di sguardi incontrati, racconti presenti e passati, e i sogni futuri, tanti, inarrestabili, tutti nostri.

Nome: Barbara
Il ventottesimo giorno, per noi ragazze, è un bagliore inaccettabile, è quel momento in cui non tolleriamo niente e vediamo tutto nero, ma poi passa, poi tutte le tensioni si allentano, e la vita torna a sorridere, fino al mese successivo.
Giuvale in SULLO SCAFFALE Pacch...
lear56 in ATTESAAzzurro pennap...
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"Torno subito, forse" 
Un cartello con questa scritta stava appeso sulla porta a vetri di un negozietto al porto vecchio. La mia Lampedusa... Estate colorata in alto mare. Quando lo lessi, ricordo le risate. Torno subito, forse? Ma ti pare possibile pensare una cosa del genere. O torni, o non torni. Vie di mezzo per l'apertura di un caccia e pesca, solo un isolano la può pensare così. Come dire: sono al mare, non rompete, decido dopo che farne della giornata. Dubbi che ti lasciano stonata. Quella frasa ridicola ora mi torna utile. Stacco io, per un po', non so quanto, ma è necessario. E non prevedo altro al riguardo. Non so se e quando riapriranno questi spessi battenti, non so nemmeno se chiuderli, non so come si sta di qui o di là dall'uscio, o in mezzo. Qualcuno di recente mi ha detto di pensare in arancione. Pensare positivo ed energetico. Servirebbe una spiaggia dei Conigli dietro casa, per buttare il pomeriggio guardando i gabbiani e le onde. In un blog amico (zigzagando), ho parlato di sbilanciamenti. Di come a volte ci si senta inadeguati al resto del mondo in corsa. Inutili, anche. Dimenticati, perfino. Basta avverbi. Basta, ne ho usati troppi. Un saluto. Non suonate, non voglio nemmeno svegliarmi. Magari basteranno poche ore, giorni, di sonno, e l'arancio tornerà a pervadermi il cuore. Magari...
ROMA, 19 DICEMBRE 2006

Mercatini di Natale in piazza Navona

Passaggio veloce in piazza Colonna

La Basilica di Santa Maria Maggiore vista da piazza Esquilino

(Roma: Palalottomatica, febbraio 2006)
Io e te…
Lo stesso pensiero!!!
Io e te…
Il tuo e il mio respiro!
Sarà, tornare ragazzi e, crederci ancora un po’…
Venerdì non si esce. Venerdì si sta a casa, c'è Renato in tivvù!!!
ATTESA 
Un'attesa, all'imbrunire, sotto una immensa tettoia di cemento, sotto giganteschi abeti addobbati a festa, e voli di sciami di passeri nel cielo, che ti ipnotizzano, insieme all'atmosfera. Stanca, in piedi, osservavo quelle formazioni di strane nubi nere sopra i pini di Roma e pensavo che stavo bene, lì, da sola, dolorante dopo tanto camminare, con il mio tempo che si avvicinava al treno e al momento malinconico del ritornare, del distacco da un luogo di magia. Attesa, emozionante attesa librata in un cielo di dicembre striato di rosa e di celeste laziale. Guardavo la gente uscire dal metrò, ferrovia sotterranea che passa tra le antiche rovine di questa immensa città, la più bella del mondo, e fotografavo con la memoria e capivo quegli uccelli, mai distanti da lì nemmeno con il freddo dell'inverno.

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(Taormina, luglio 2006)
Tra la nostra anima e il nostro corpo ci sono tante piccole finestre,
da lì, se sono aperte, passano le emozioni,
se sono socchiuse filtrano appena,
solo l'amore le può spalancare tutte insieme e di colpo,
come una raffica di vento.
Susanna Tamaro, "Va dove ti porta il cuore"
IL SENSO DEL VIAGGIO 
Il senso del viaggio, qual è? Ci hai pensato? A volte mi chiedo se tutto questo partire e scoprire e calpestare nuove terre e guardare nuovi popoli abbia una ragione di esistere, così come è concepito oggi. Sì, il nostro modo di viaggiare è insensato. Questa è la risposta che mi dò, provocatoria, ma sincera. Il nostro scopo è davvero quello di conoscere e confrontarci, o inseguiamo sempre, come sempre, una conquista da poter raccontare al ritorno? E' come andare in montagna, raggiungere una cima. Lo si fa per dire al mondo che lo si è fatto, molto meno di frequente capita di farlo per noi stessi, sul serio per noi stessi, per misurarci con la fatica della salita e con lo sconforto della distanza di una meta. Viaggiare è la stessa cosa. Noi occidentali stiamo cambiando il volto del pianeta, per la nostra sete di fotografie ed esperienze elettrizzanti. Andiamo orgogliosi in mezzo a comunità che patiscono il freddo o la fame, o disagi che noi nemmeno ci sognamo, e tutto quello che sappiamo fare è scattare fotografie, prendere il sole e venire via infastiditi alle prime "richieste". Pochi di noi quando raggiungono un paese lontano sono davvero in grado di penetarci dentro, di capirne le atmosfere, la cultura, la gente. Il pacchetto "all inclusive" è agghiacciate. Le crociere sono piene di gente urlante interessata quasi esclusivamente a... mangiare e bere e dormire. Il turista da tour organizzato potrebbe comodamente viaggiare restando in poltrona, sarebbe circa la stessa cosa. Dai finestrini del pullman sgrana gli occhi restando dietro ai vetri anche quando scende da lì. Ma sarà proprio questo il vero viaggio? Io non credo. E poi noi, tutti noi, anche non per un'azione volontaria e poderata, viaggiando cambiamo le abitudini di altri popoli, noi col nostro modo di camminare tra loro, di regalare penne e caramelle ai bambini, di frequentare solo i resort gestiti dalle multinazionali, costringiamo le persone ad adattarsi a noi per non soccombere. I pescatori si trasformano in ambulanti, i pescherecci diventano barche da turismo, e le tradizioni thailandesi o peruviane, balinesi o lampedusane, cambiano gradualmente per un nuovo stile di vita, che non è detto sia meglio del precedente. Non è questo il modo, secondo me. Il vero viaggio andrebbe fatto in punta di piedi, senza presunzione, andrebbe cercato il contatto vero, il cibo vero, perfino il dormire e il nuotare andrebbero adattati al luogo che ci ospita. Invece si è trasformato in una vera invasione. Rispetto, ce n'è sempre meno in giro.