In questo indirizzo si parla di cose che accadono a me e a voi. Ci sono avventure, parole, pensieri, emozioni di sguardi incontrati, racconti presenti e passati, e i sogni futuri, tanti, inarrestabili, tutti nostri.

Eccomi

Blogger: onlyyou
Nome: Barbara
Il ventottesimo giorno, per noi ragazze, è un bagliore inaccettabile, è quel momento in cui non tolleriamo niente e vediamo tutto nero, ma poi passa, poi tutte le tensioni si allentano, e la vita torna a sorridere, fino al mese successivo.

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sabato, 27 maggio 2006

 

"Senza spiegarti nulla, senza dirti dove, ci sarà sempre un mare, che ti chiamerà"

(...)

"Uno si fa dei sogni, roba sua, intima, e poi la vita non ci sta a giocarci insieme, e te li smonta, un attimo, una frase e tutto si disfa. Succede. Mica per altro che vivere è un mestiere gramo. Tocca rassegnarsi. Non ha gratitudine, la vita, se capite cosa voglio dire. Gratitudine"

(Alessandro Baricco, Oceano Mare)

Postato da: onlyyou a 19:48 | link | commenti (14)
pensieri, baricco, aforismi

mercoledì, 24 maggio 2006

STRANI REGALI

A Natale ho ricevuto un regalo strano, o almeno così sembrava. Talmente strano da non sapere che farci, nè dove metterlo. Talmente folle da scapparmi una risata. Sapete quelle cose che le guardi e dici: "perché?". Lo descrivo: si tratta di un cilindro di vetro, fragilissimo. E' pieno di liquido trasparente dentro il quale galleggiano delle piccole ampolline, delle bolle anch'esse di vetro con appeso una targhettina in metallo che segna una temperatura. Si chiama "Termometro di Galileo", ha la forma di un vaso, lo sguardo strano di un soprammobile. L'ho preso tra le mani ridendo e mi sono detta: "tintinna in maniera sinistra per una persona maldestra come me, di sicuro me ne sbarazzerò presto". Poi ho tentato di capirne il funzionamento. Dovrebbe misurare la temperatura ambientale. Ma a me non sembrava. Allora l'ho messo sul davanzale, anche nei giorni della Grande Neve, e ancora non capitava niente. Allora ho affrontato il problema: è una cosa inutile,  ho pensato, lo userò come si conviene, come un soprammobile. L'ho appoggiato su una mensola, sopra il letto, e ogni mattina mi capitava di passarci accanto e di scuotere la testa. Non potevo buttarlo. Me l'ha regalato una delle persone che amo di più al mondo. Con ironia e stravaganza, con affetto e originalità. E' stato lì per mesi, a guardarmi rassettare le coperte, spolverare, andare e venire. Poi un giorno, all'improvviso, ha dato segnali di vita. Le ampolline hanno preso a muoversi attirando la mia attenzione. Piccole bolle di vetro blu che hanno cominciato a scendere verso il basso del vaso. Cambia la temperatura esterna e loro calano, una alla volta, da dove sono, una ad una finché quest'estate non saranno accovacciate sul fondo. E il prossimo inverno ancora galleggeranno in cima. Un termometro, un regalo strano al quale sono affezionata, che misura affetti e ironia, che mi ricorda una persona che adoro, e che ogni volta mi fa sorridere.

Postato da: onlyyou a 20:56 | link | commenti (9)
pensieri, famiglia

lunedì, 22 maggio 2006

 

Eoghann MaColl, Hoffelsjokull, (RSA Alastair Salvesen Exhibition)

Eoghann MaCcoll, Hoffelsjokull

Postato da: onlyyou a 11:28 | link | commenti (5)
fotografia, islanda

venerdì, 19 maggio 2006

Man Ray - Woman with long hair, 1929

Man Ray - Woman with long hair, 1929

Abbandono, totale, sonnambulo. Zero pensieri, zero distanza. Mal di testa anche, sollecitazione cervicale che sa di tensioni che si allentano. E poi occhi chiusi, occhi aperti, occhi che guardano anche da dietro una siepe di ciglia, carezza di ciglia sui pensieri, carezze di ricci sui pensieri, carezze... Che pensa, lei, ci hai pensato? Che cosa la attraversa, prima che l'otturatore scatti e fermi un istante in mezzo all'eternità? Pensa che è felice oppure no? Pensa di addormentarsi quieta oppure no? Pensa o sogna? Pensa o ama? Pensa o gioca? Chi sarà il fotografo perché lei gli consenta di metterla proprio in quella scomoda posizione? Domande, sollecitate da questa strana immagine. La magia dell'arte, della poesia, che si perpetua a distanza di decenni, che registra una realtà sempre uguale, emozioni che sono le stesse.

Postato da: onlyyou a 11:17 | link | commenti (8)
pensieri, ricordi, fotografia, man ray

lunedì, 15 maggio 2006

 

Ho una farfalla negli occhi

solo lei

ho il suo fremere lieve

come un pensiero

come carezze di ciglia

su guance stupite

Ho una farfalla in mente

blu cina indelebile

le sue ali scintillano

energia e luce 

spesa per me

e da me ricambiata

Ho una farfalla accanto

sulla pelle

mi racconta fiabe

da mille e una vita

"ella leiula"...

 

 

Postato da: onlyyou a 14:36 | link | commenti (11)
poesia

domenica, 14 maggio 2006

IL PATRIMONIO ALPINO DIFESO DA UN CASTELLO
Di Barbara Silbe (da Il Giornale del 14 maggio 2006)
Li facevano così, un tempo, i castelli. Soprattutto in montagna. Li facevano su cucuzzoli impervi, appollaiati come rapaci a dominare la valle sottostante, costruzioni possenti concepite per non cedere mai. Li facevano grossomodo come il Forte di Bard, monumento valdostano al Medioevo e, fino ad oggi, alla trascuratezza, che è tornato finalmente a splendere dopo decenni di incuria e quasi 14 anni di ristrutturazioni. A guardarla da milanese o da torinese, arrivando quindi dall’autostrada A5, lo si incontra all’altezza di Pont-Saint-Martin e Verres, proprio a guardia di una strettoia naturale del vallone che porta dentro la regione. Sembra incastonato nella roccia che lo ospita, sembra lì come la strozzatura di una immensa clessidra a contare i granelli di tempo e spazio che ci passano attraverso. Ed è proprio così. Tu rallenti per forza, e guardi di sghembo la sua mole mentre la macchina mangia la strada, e ti viene in mente che è proprio un passaggio, una porta, uno stargate che ha visto transitare eserciti e armenti e chissà quante vite. La struttura sta qui dai tempi dei Salassi e dei Romani, dal principio del VI sec. d.C., mentre in un documento del 1034 viene definito l’“inespugnabile oppidum” di proprietà della potente famiglia feudataria di Bard che, tradita dalle sue stesse genti stanche di soprusi e tasse, già nel 1242 dovette cedere l’intera signoria ai Savoia di Amedeo IV. Da quella data il paese di Bard e il suo castello passarono sotto il duraturo dominio sabaudo e, dal 1661 l’enorme edificio divenne il principale presidio delle forze ducali in Valle d’Aosta, finché non pensò Napoleone Bonaparte a raderlo al suolo dopo un lungo assedio nel maggio del 1800 durante il suo lungo cammino di conquista. E’ opera dei Savoia di re Carlo Alberto la sua riedificazione che terminò nel 1838, dopo la quale rimase uno dei fabbricati militari più massicci della zona.
Questa antichissima costruzione, ritratta perfino dalla matita di Stehdhal, che passando di qui durante i suoi viaggi italiani ne rimase ammirato, si ripropone oggi al pubblico come un nuovo, avveniristico polo culturale e turistico delle montagne, adibito alla diffusione e alla salvaguardia della cultura alpina. In parole semplici, è diventato un museo. Ma non solo. Qui si svela il mondo all’ombra delle vette più alte d’Europa, che viene esaminato nei suoi molteplici aspetti: geologia, geografia, ambiente, clima, antropologia, alpinismo, mito e letteratura, sociologia e scenari futuri.
Il complesso si sviluppa su una superficie di 14.467 metri quadrati, con una conformazione a più livelli e articolata in diversi edifici sovrapposti (chiamati “opere”). Il gruppo di progettazione della struttura museale nasce nell’estate del 2003 dall’incontro del giornalista Enrico Camanni con gli architetti Luisella Italia e Massimo Venegoni dello Studio Dedalo di Torino, ai quali si affianca in fase preliminare il gruppo Event di Londra, specializzato in tecniche multimediali. Alla base della rocca è stato realizzato un capiente parcheggio coperto dal quale, con spettacolari ascensori panoramici, si sale dritti all’interno della fortificazione. In gennaio si è inaugurata l’Opera Carlo Alberto, corpo principale, che ospita al primo piano il Museo delle Alpi e al piano terra lo spazio Vallée Culture e un centro espositivo per mostre temporanee, che fino al 17 settembre propone la rassegna “Alpi di sogno. Dal mito all’ascensione. La rappresentazione delle Alpi occidentali dal XIX al XXI secolo”, a cura di Giuseppe Garimoldi e Daniele Jalla (Informazioni, prenotazioni e orari: 0125.809811). Entro al fine del 2007 inoltre, sempre all’interno della fortezza, è prevista l’apertura di altri tre musei: si tratta di Alpi dei ragazzi (dedicato al pubblico più giovane), del Museo del Forte (che illustrerà l’evoluzione dei sistemi di fortificazione nel corso della storia) e del Museo delle Frontiere (considerate non solo dal punto di vista politico, ma anche economico e culturale). Saranno presto attive anche l’area didattica pensata per le scolaresche in visita, adibita a lezioni, incontri e proiezioni, oltre alla caffetteria, al ristorante La Polveriera e l’Hotel de Charme Cavour et des Officiers (undici stanze), a una serie di negozi specializzati e a una ricca mediateca che racconta e celebra la montagna e le persone che la abitano con libri, documenti e materiale di studio. Per l’estate infine, i cortili interni delle Opere Carlo Alberto e di Gola del Forte di Bard diventeranno luoghi ideali per lo sviluppo del turismo. Ospiteranno concerti, convegni, proiezioni, rappresentazioni teatrali all’aperto, eventi che animeranno di nuovo questa balza di terra dura e il suo grazioso borgo, riqualificato con una nuova pavimentazione e illuminazione e con il restauro di quattro edifici storici, luoghi rimasti per troppo tempo accovacciati in un silenzio fatto di polvere e memoria e che ora riprendono a pulsare di vita.
INFORMAZIONI UTILI
Il Forte di Bard è situato in Bassa Valle d’Aosta, tra Pont Saint-Martin, Bard e Verrès. E’ accessibile in auto dalla SS 26 o dalla A5, con uscita ai caselli di Pont Saint-Martin a Sud e Verrès a Nord. La stazione più vicina della linea ferroviaria Torino-Pré-Saint-Didier è a Hône, a 500 metri dall’abitato di Bard, tipico villaggio medievale lungo la Via romana delle Gallie. Per chi volesse dormire nella zona e sostare qualche giorno per itinerari di trekking, alpinismo, enogastronomia (alla ricerca dei vini di Donnas o del lardo di Arnad), segnaliamo due bed & breakfast in paese, il Vecchio Torchio e Le Bon Réveil. Altre informazioni allo 0125 809811, oppure sul sito www.fortedibard.it.

Postato da: onlyyou a 13:02 | link | commenti (3)
articoli, montagna

giovedì, 11 maggio 2006

ACQUA DI MUSICA

Vivo tra ulivi e acqua

di musica che stringe nell'eco,

respiro con la gravità dell'aria

come nei giorni del risveglio dei lillà

o di un onesto abbandono.

Ho un archivio intero

di passi, porte socchiuse, rami con gemme

e foglie anche d'inverno, eppure

tutto mi accompagna piano da te,

dove la parola non muore e la quiete

è un silenzio in movimento.

 

Massimo Scrignòli, "Lesa maestà", Marsilio ed.

Postato da: onlyyou a 01:17 | link | commenti (6)
poesia

domenica, 07 maggio 2006

 

Vado a fare un pick-nick, non so se torno... Vado, mi sdraio sull'erba e guardo il cielo di questa primavera per capire se è arrivata davvero. Ora parto a cavallo della Yaris, dico sul serio. Aspetta, controllo soltanto se ho preso tutto il necessario, passo in rassegna il cestino, non serve poi molto, no? Basto io, così pare, incredibile. Eppure ho intenzione di crederci, adesso. Punto in direzione del prato, mi abbandono, cerco carezze di sole, chiamo il vento a giocare coi riccioli, chiedo tempo e spazio, ruberò ogni fremito di foglia, voglio ricordare tutto e conservare barattoli e sacchetti vuoti da riempire per la prossima volta. Saluto tutti, per ora. Chissà come sarà il rientro?

Postato da: onlyyou a 22:36 | link | commenti (9)
pensieri, felicità

WORLD PRESS PHOTO 2006, FOTOGRAFIE DELL'ALTRO MONDO
Esposte a Milano e a Roma le immagini premiate quest'anno
di Barbara Silbe
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Alassa Galisou è un bimbo nero. Ha circa un anno, ma la sua piccola mano sembra quella di un vecchio. Le dita grinzose di rughe e nodi che accarezzano le labbra della madre, quasi a voler chieder silenzioso aiuto, vengono inquadrate dal reporter canadese Finnbarr O’Reilly, dell’agenzia Reuters. Si tratta di un’immagine a colori, realizzata nell’agosto 2005 in un centro di emergenza alimentare in Niger. Parla di fame e dolore, di due occhi di donna quieti e orgogliosi, di una grande dignità. Parla di cose che noi, qui, in Occidente, non vogliamo vedere, fingiamo di non capire, cerchiamo di dimenticare. Questo scatto ha vinto l’ultimo World Press Photo, il più prestigioso premio dedicato al fotogiornalismo, del quale quest’anno si svolge la 49esima edizione. Le opere premiate sono in mostra da oggi in contemporanea a Milano e Roma, in collaborazione con le agenzie Contrasto e Grazia Neri. La rassegna milanese è ospitata come sempre alla Galleria Carla Sozzani di corso Como 10 (tel. 02.653531), con ingresso libero fino al 28 maggio. Il WPP è un evento di portata internazionale, che ogni anno compie un tour in diversi paesi: ad aprile la mostra è allestita Amsterdam, Amburgo, Washington e fino a dicembre toccherà 80 città. Le fotografie sono state selezionate da una giuria di esperti, che ha scelto tra 83.044 scatti inviati da 4.448 autori professionisti provenienti da 122 nazioni.
Il concorso raccoglie a scadenza annuale gli eventi cruciali del nostro tempo, fermati dai clic dei fotografi impegnati a raccontarlo. E come ogni anno le due mostre italiane consentono di fare il punto su ciò che è successo negli ultimi dodici mesi. Tempi segnati dalla prevaricazione della natura sull’uomo, basti pensare alla catastrofe dello tsunami nell’Oceano indiano, o all’uragano Katrina che ha devastato New Orleans, tragedie ben descritte dall’occhio meccanico degli autori americani David Butow o Michael Appleton o Vincent Laforet. Carica di energia e dolore anche l’immagine di Mohamed Azakir che ferma il momento dell’esplosione di un’autobomba in Libano, o quelle dell’inglese Ben Curtis che raccontano i disordini in Togo dopo il colpo di stato del presidente Gnassingbe. Per la sezione “Natura” hanno vinto l’italiano Massimo Mastrorillo, anch’egli presente durante le devastazioni del mare a Banda Aceh, in Indonesia, e Kieran Dodds per il suo spettacolare servizio sui pipistrelli dello Zambia. L’altro italiano menzionato è Paolo Pellegrin, con scene del backstage durante la New York Fashion Week di febbraio.
Il WPP parla anche di eventi più frivoli, come il campionato americano di roller derby delle Philly Roller Girls, esclusivamente riservato alle ragazze e gestito dalle stesse pattinatrici, o come le corse dei cavalli in Australia, che giungono fino a noi grazie al lavoro di Mark & Jenny Evans (primo premio di reportage sportivo). Osservando questi scatti ci si rende conto di quanto siano numerosi i reporter professionisti che rischiano in prima persona in mezzo a guerre e attentati, diventando consapevoli “testimoni del mondo”, come disse James Nachtway di Magnum Photo (premiato nel 1994 per un ritratto a un guerrigliero Hutu ruandese). E’ così fin dai tempi di Capa o Eisenstaedt, di Don McCullin o Ron Haviv. E’ come un’immensa tribù che opera per quotidiani, magazine, televisioni, agenzie di stampa. Hanno scelto un mestiere non comune, che affascina anche, ma che fa sfidare il pericolo e affrontare disagi. Tutti loro aspirano alla fama, a vincere, in fondo. Eppure lavorano per trovare la verità, andando a caccia di storie che trasformano in Storia, senza ammiccamenti, senza retorica, come specchi ideologici e amplificatori mediatici della società contemporanea.
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Postato da: onlyyou a 15:54 | link | commenti (3)
articoli, fotografia