In questo indirizzo si parla di cose che accadono a me e a voi. Ci sono avventure, parole, pensieri, emozioni di sguardi incontrati, racconti presenti e passati, e i sogni futuri, tanti, inarrestabili, tutti nostri.

Nome: Barbara
Il ventottesimo giorno, per noi ragazze, è un bagliore inaccettabile, è quel momento in cui non tolleriamo niente e vediamo tutto nero, ma poi passa, poi tutte le tensioni si allentano, e la vita torna a sorridere, fino al mese successivo.
Giuvale in SULLO SCAFFALE Pacch...
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CANDIDA HOFER, ARCHITETTURA DELL'ASSENZA
Di Barbara Silbe

E’ appena passato qualcuno. Senti ancora rumore di passi, brusio di voci. Questo pensi davanti alle immagini di Candida Höfer. La macchina fotografica di questa fotografa tedesca indugia davanti a spazi vuoti: biblioteche, teatri, musei, scuole, stazioni, ville, alberghi. Ambienti deserti, impregnati di silenzio, e una luminosità assoluta a sovrastare tutto. Eppure tu percepisci che poco prima o poco dopo lo scatto dell’otturatore, qualcuno deve essere entrato nella scena per cambiarla, per renderla nella sua completezza, per scompigliarla. Una selezione di venti sue immagini di grande formato, realizzate negli ultimi due anni a Dublino, Zurigo, Praga, Parigi, in diverse città della Spagna e del Sud America, sono raccolte fino al 12 marzo al Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo (Milano), Villa Ghirlanda, via Frova 10, per la sua prima personale italiana.
La specializzazione di Candida Hofer, fin dagli anni Settanta, è stata l’architettura pubblica. Un’architettura dell’assenza potresti dire, visto che ci si trova al cospetto di opere così minimali, scarne, funzionali. Da principio, il suo appare un approccio distaccato, una catalogazione coerente e logica concentrata sui luoghi, sulle prospettive, senza sbavature. I seggiolini di una platea teatrale, un quadro appeso a un muro neoclassico, oggetti appoggiati e abbandonati in un angolo, trasmettono un senso di staticità casuale. Poi ti accorgi che il suo mondo artistico è scevro da preconcetti. Annullate le differenze, Candida Höfer punta su pochi punti di riferimento che spiegano l’insieme, tra immagine e rappresentazione: superfici, atmosfere, situazioni, percezione, dove l’unico grande assente, l’individuo, è anche indiscusso protagonista. Le scene inquadrate sembrano repliche del reale, rovine archeologiche moderne, testimonianze di vissuto prefabbricate che ci vengono restituite grazie alla purezza di uno stile documentario, al suo sguardo da antropologa dello spazio che attraverso questo riflette sulla condizione dell’uomo stesso, sulla sua interiorità, su un mondo eccessivamente antropizzato, costituito da luoghi-non luoghi di ogni genere dove ci muoviamo, passiamo il tempo, decoriamo pareti, arrediamo interni, custodiamo oggetti, viviamo piccoli brandelli di storia.
La personale «Candida Höfer. Fotografie 2004-2005» è aperta con ingresso libero da martedì a domenica dalle 10 alle 19; giovedì dalle 10 alle 23. Per informazioni, tel. 02.6605661; visite guidate 02.66056630.
Amo in te
(Nazim Hikmet)
Amo in te
l'avventura della nave che va verso il polo
amo in te
l'audacia dei giocatori delle grandi scoperte
amo in te le cose lontane
amo in te l'impossibile
entro nei tuoi occhi come in un bosco
pieno di sole
e sudato affamato infuriato
ho la passione del cacciatore
per mordere nella tua carne.
Amo in te l'impossibile
ma non la disperazione.
"Non posso starmene qui a Montmartre a disegnare solo bottiglie e chitarre"
(Pablo Picasso)
DA PHOTOLOGY MESSA A FUOCO SULLA FINLANDIA
di Barbara Silbe (da Il Giornale del 28 dicembre 2005)

La scena è surreale: paesaggio uggioso, un uomo in equilibrio su un masso sta per spiccare il volo con due ali improbabili, fuori misura, spolpate come i rami secchi del vicino abete. Una fantasticheria quasi leonardesca, se l'azione non si svolgesse molto più a nord. In Finlandia, a essere precisi. Un fotografo di nome Janne Lehtinen rende omaggio al padre aviatore e inquadra se stesso, icaro col maglione rosso, macchia evidente nel grigio del giorno, nel momento appena prima del probabile sfacelo. Lehtinen è uno degli undici artisti finlandesi invitati alla Galleria Photology di via Moscova 25 a Milano, per l'unica tappa italiana di una mostra itinerante dal titolo «The Helsinki School», a cura di Davide Faccioli e Pretti Kekarainen su un'idea di Timothy Persons. Gli altri partecipanti sono Miklos Gaal, Iikka Halso, Maarit Hohteri, Aino Kannisto, Pertti Kekarainen, Niko Luoma, Riitta Paivalainen, Jyrki Parantainen, Jorma Puranen, Heli Rekula, a noi sconosciuti, ma alti rappresentanti di quella scuola d'arte che sulla carta non esiste come istituzione, ma che permette di apprezzare la complessità dell'estetica finlandese nel panorama internazionale.
Una collettiva che è invito al collezionismo di qualità, anche se il limite di uno spazio piccolo impedisce di valorizzare la complessità della ricerca. Il catalogo in inglese, pubblicato dall'editore Hatje Cantz, raccoglie 180 scatti. Queste foto sono un estratto, un primo approccio per condividere idee con un mondo lontano, dove la teoria incontra la realtà e la elabora, la reinventa, la plasma secondo gusti, esperienze e poetiche differenti, in un modo che noi, qui, affacciati sul Mediterraneo, probabilmente non sapremmo ripetere.
Miklos Gaal, attraverso una ricercata messa a fuoco e manipolando la pellicola in camera oscura, costruisce scenografie al limite dell'astratto, rendendo il mondo diverso da quello osservato; Jorma Puranen si dedica al ritratto, in bilico tra cultura, storia e identità: esposta la sua ultima serie «Ombre, riflessi e tutto questo genere di cose»; in Ilkka Halso è centrale la relazione tra uomo e natura: realizza grandi installazioni che poi fotografa osservandole come opere d'arte. Degna di menzione infine, la creatività di Aino Kannisto: i suoi clic sono ispirati alla letteratura, al cinema e alla musica e usa un procedimento simile a quello della produzione cinematografica, creando cioè una sceneggiatura, una scenografia, una recitazione dove lei stessa è protagonista.
In occasione di questa mostra, il Photology Shop propone «Miti e leggende nordiche», inedita selezione editoriale dedicata all'arte e alla cultura dei paesi nordici, con grandi classici letterari, saggi, libri di fotografia, raccolte musicali e dvd. In vendita anche il calendario Photology 2006 «The Helsinki School». Aperta con ingresso libero fino al 21 gennaio. Orari: 11-19; chiuso domenica e lunedì. Info: 02.6595.285.


UN SAFARI FOTOGRAFICO TRA LE BARRIERE CORALLINE
di Barbara Silbe (da Il Giornale del 27 dicembre 2005)
Colori, forme, movimenti. Appena sotto il pelo dell'acqua, a un passo dalla riva. Un altro mondo, un pianeta affascinante che convive accanto a noi, più vasto del nostro, abbagliante, oscuro. E' il mare, un Oceanomare simile a quello di Alessandro Baricco, dove la ragazza Elisewin ammalata di paure diventa grande e si salva. E' il mare di Dos Winkel, pluripremiato fotografo e documentarista olandese, favolosa vastità popolata di creature, che abitano tra monti, crepacci, caverne e pianure di ogni dimensione, ondeggianti geometrie al contrario estese nella profondità della Terra e catturate dal suo obiettivo per restituircele come non le avevamo mai neanche immaginate. Una selezione dei suo scatti variopinti è esposta alla Galleria Fnac di via Torino a Milano, in una mostra dal titolo «Pianeta mare. Colori e forme della vita marina», aperta fino al 9 gennaio con ingresso libero.
Un approccio stupefacente eppure scientifico, quello di Winkel, che correda le sue macrofotografie di spiegazioni didascaliche ed esaurienti su questo o quell'altro pesce, su un ramo di corallo o una spugna o un'alga, indugiando sui dettagli che raccontano il tutto, per non perdersi nell'immensità del blu. Realizza ritratti, Winkel, tecnicamente ineccepibili. Solo che i suoi soggetti sono ostriche, madreperle, gamberi e cavallucci marini, inquadrando un occhio, un tentacolo, una pinna, fermando la bellezza delle piccole cose fino a farle diventare forme astratte e bizzarre. Davanti a questi clic occorre strizzare un po' gli occhi, mettere a fuoco con attenzione per comprendere la prospettiva, abbagliati dai toni sgargianti di esseri che sembrano tanti extraterrestri e invece esistono qui, ora, da prima dell'uomo.
E' un invito a tuffarci, quello che viene da questa esposizione, a meravigliarci, a farci creature marine e ad approfondire, è proprio il caso di dirlo, uno spazio che pensavamo interdetto alle nostre possibilità. Il suo sguardo si muove tra il bisogno di conoscenza e l'esperienza artistica, tra il desiderio di cattura e il bisogno di preservare un equilibrio fragile e incantevole. Un safari fotografico a costo zero che porta nel bel mezzo delle barriere coralline di tutto il mondo, gravemente minacciate dal riscaldamento del pianeta, dagli inquinanti che finiscono in acqua per le più svariate ragioni, dal comportamento irresponsabile dell'uomo che consapevolmente o ingenuamente deteriora l'intero ecosistema, con gravi conseguenze per tutti.
Il catalogo della mostra è pubblicato dalla casa editrice Equatore. La prefazione al volume è di Jean-Michel Cousteau. L’esposizione è aperta dalle 9.30 alle 20; domenica 10-20. Per ulteriori informazioni, tel. 02869541.

Mia madre dice che sono diventata cinica, che non amo il Natale, che sono assente e non partecipo al clima di festa. Ora faccio un elenco delle ragioni per le quali odio tutto il mese di dicembre, chissà che io non riesca a esorcizzare.
1) il traffico
2) la gente isterica
3) il consumismo sfrenato
4) i regali riciclati di finti amici (o parenti) che si sentono solo in obbligo, altrimenti mai avrebbero un pensiero per te
5) lo spirito del Natale è fatto di solidaritetà e disponibilità verso gli altri, ma dove è finito?
E fin qui si potrebbe pensare che mia madre ha pure ragione, sono diventata cinica...
Proseguo...
6) a Natale e anche prima, tipo un mese prima, penso che l'atmosfera è fantastica, ad avere il tempo di godersela.
7) tipo un mese prima comincio a inmalinconirmi, a pensare a tutti quelli che non ci sono più e a coloro che prima o poi se ne andranno, e si sta di merda già solo a pensarci!!!
8) a dicembre vorrei frequentare di più le persone alle quali voglio bene, e sono parecchie, ma non trovo il tempo. Mi accorgo che negli ultimi anni ne ho sempre meno, sono assorbita da molte cose che non mi interessano e non ci posso fare niente. Non mi piace per niente!
9) vorrei anche che gli altri non mi cercassero solo a Natale, altra utopia idealista che mi fa incazzare
10) concludo con l'apoteosi: il giorno di Natale, famiglia riunita, casino, pacchetti da scartare, io che prendo la videocamera per immortalare un momento felice e prezioso con la mia famiglia, la macchina fotografica a completare l'opera, fotogramma per fotogramma... e mentre filmo e inquadro penso a fra dieci, venti, trent'anni (se ci sarò ancora), a quanto piangere potrò fare guardando quelle stesse immagini che ora mi fanno sorridere e mi fanno tanto bene al cuore...
Movimento per l'abolizione del Natale

Non spreco parole. Guardo le nuvole e le cime dell'Atlante, sopra le palme, e penso che ho voglia di partire.

La laguna ghiacciata di Jökulsárlón, Islanda.
Chissà perché mi è tornata in mente proprio oggi... sarà il freddo?
"Non sono niente.
Non sarò mai niente.
Non posso volere
d'essere niente.
A parte questo, ho in me tutti
i sogni del mondo"
(Fernando PESSOA)