In questo indirizzo si parla di cose che accadono a me e a voi. Ci sono avventure, parole, pensieri, emozioni di sguardi incontrati, racconti presenti e passati, e i sogni futuri, tanti, inarrestabili, tutti nostri.

Eccomi

Blogger: onlyyou
Nome: Barbara
Il ventottesimo giorno, per noi ragazze, è un bagliore inaccettabile, è quel momento in cui non tolleriamo niente e vediamo tutto nero, ma poi passa, poi tutte le tensioni si allentano, e la vita torna a sorridere, fino al mese successivo.

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mercoledì, 09 aprile 2008

E come i semi sognano sotto la neve,

il vostro cuore sogna la primavera.

(K. Gibran)

Postato da: onlyyou a 14:39 | link | commenti (27)
pensieri, milano, fotografie, aforismi, paura, saudade

sabato, 05 aprile 2008

COME?

Io so come sono. Non so come sarò...

Io so com'è stato. Non so com'è ora. Non so come sarà.

Postato da: onlyyou a 20:41 | link | commenti (12)
pensieri, ricordi, tristezza, domande, silenzio, solitudine, paura, saudade

venerdì, 04 aprile 2008

Vorrei dirti le parole più vere, ma non oso,
per paura che tu rida. Ecco perché mento,
dicendo il contrario di quello che penso.
Rendo assurdo il mio dolore per paura
che tu faccia lo stesso.
 
Vorrei sedermi vicino a te in silenzio,
ma non ne ho il coraggio: temo che
il mio cuore mi salga alle labbra.
Ecco perche' parlo stupidamente e nascondo
il mio cuore dietro le parole.
Tratto crudelmente il mio dolore per paura
che tu faccia lo stesso.

(Rabindranath Tagore)


Postato da: onlyyou a 20:43 | link | commenti (2)
poesia, amore, tristezza, solitudine, dispiacere

venerdì, 28 marzo 2008

PASSEGGIANDO VERSO CASA

Un passaggio fugace su un cammino straniero e incerto, dove ora non sai più andare, poi spegni il compiuter e ti lasci alle spalle molte cose da cauterizzare. Esci presto, talvolta, e un passo dopo l'altro ti metti a respirare l'aria fremente di questa inizio di primavera. Ti incammini in quel corso pedonale spesso adorno di foto stupefacenti, mostra all'aperto che è natura e arte insieme. Le vetrine stanno chiudendo, le commesse anche. Non metti le mani in tasca, non fischietti, ma ugualmente pensi. Pensi a fatti e oggetti. A una stilografica a pompetta acquistata in un giorno di pace. Ad altre belle penne donate che fanno parte della tua minicollezione grafomane. Pensi a un dono che stai per fare, a quanto tempo e quanti pensieri ti ha occupato, e sorridi un po'. Pensi anche a questa faccenda delle cose da tenere o buttare, disquisizione affettiva che è vicinanza e domande. Pensi a parole morbide come carezze, e ad altre che tagliano ancora la pelle e il cuore. Pensi a come è possibile passare accanto a qualcuno e non accorgersi che quel volto nella folla sta piangendo, chino verso le sue scarpe. Indifferenza del venerdì sera, ma forse è meglio così, forse. Poi guardi i merletti illuminati lì davanti, li intravedi bagnati in fondo alla piazza, e ti viene in mente che qualcuno non ha mai visto il Castello Sforzesco bello di notte come ora è. Mai visto e mai vedrà, e diventi triste se già non lo eri. Meglio cambiare rotta, marinai. Fai frullare la testa come fanno i cani quando tornano da un giro sotto la pioggia, e decidi di concentrarti su un'amica lontana, venuta a compilare di recente le sue pagine milanesi. "Ticket at Duomo point", ci hanno detto scambiandoci per due sprovvedute turiste straniere. Sprovvedute may be, ma straniere mai! Siamo salite sulle guglie lassù, tra le nuvole scure di un giorno non proprio adatto al comitato d'accoglienza che ci sarebbe voluto. Salita gotica che è amicizia e foto e zero pensieri in mezzo all'aria meno fredda e indifferente che là sotto. Bello, passeggiare, nonostante il brutto tempo a volte non se ne voglia andare.

Postato da: onlyyou a 21:41 | link | commenti (8)
pensieri, amore, ricordi, milano, lavoro, tristezza, pace, fotografie, amicizia, fotografia, dialogo, solitudine, regali, saudade, dispiacere

mercoledì, 26 marzo 2008

Il ricordo della felicità non è più felicità,
il ricordo del dolore è ancora dolore.
(Albert Einstein)

Postato da: onlyyou a 19:08 | link | commenti (7)
ricordi, tristezza, fotografie, aforismi, saudade, dispiacere

venerdì, 21 marzo 2008
UN BIMBO RAPITO PER UMILIARE IL TIBET

Il suo nome vero è Gedhun Choekyi Nyima, da tutti conosciuto come il Panchen Lama, un bambino che era considerato il numero due della gerarchia buddista tibetana dopo il Dalai Lama. Venne rapito dai cinesi nel 1995, insieme all'intera sua famiglia, quando aveva solo 6 anni. Da allora è scomparso. Secondo Amnesty International è il più giovane prigioniero politico al mondo. Perfino l'Onu ha chiesto spiegazioni e notizie sul suo conto, ma i cinesi hanno sempre tenuto ben alto il loro muro di silenzio, come solo un regime totalitario è capace di fare.  Sperando che sia ancora vivo, il Panchen Lama oggi avrebbe 18 anni.

Postato da: onlyyou a 13:27 | link | commenti (4)
pensieri, politica, pace, informazioni, arrabbiature

giovedì, 20 marzo 2008
L'OLIMPIADE NON VALE IL GENOCIDIO DEL TIBET

(di Marcello Veneziani)
Via, non facciamo gli idioti, chiusi nel mondo piccolo del nostro cortile. C'è una tragedia che si consuma da anni in Cina e noi ci apprestiamo a buttarla sul gioco, con le prossime Olimpiadi.
C'è un genocidio culturale in Tibet, c'è una feroce guerra ai seguaci del Dalai Lama, con relativo sterminio di monaci e di popolazioni solidali, c'è una repressione dei dissidenti ancora in corso, ci sono fuorusciti dal tempo della . rivolta di Tienanmen ancora fuori dalla Cina, c'è il record mondiale delle condanne a morte. E noi anime belle d'Occidente andiamo alle Olimpiadi a Pechino?
E sbrighiamo la rivolta del Tibet e le sanguinose repressioni come affari loro, cose su cui non si può fare nulla e in definitiva di scarsa importanza per noi? Sarebbero importanti invece le battute sulle veline di Berlusconi, con relativo coro indignato, il saluto romano di Ciarrapico, le veltronate in pullman e i minuetti dei centottanta partitini che sì agitano per catturare l'attenzione? L'idiota è letteralmente colui che è chiuso nella vita domestica, nella sfera casereccia, privata. In questo, noi italiani siamo leader mondiali d'idiozia.
Ho letto l'insopportabile sessantottino settantenne André Glucksmann, un tempo contagiato dal maoismo, esortare a non boicottare le Olimpiadi nel nome del realismo. Lui che aveva esortato a boicottare le Olimpiadi a Mosca perché l'Urss aveva invaso l'Afghanistan.
E il Tibet, non vale un boicottaggio? Alcuni obiettano, tibetani inclusi, che le Olimpiadi accenderanno almeno i fari del mondo sulla Cina e dunque potranno essere una formidabile occasione per sollevare la questione.

Protestare serve anche solo a spaventarli


Non sono d'accordo: meglio partire da una campagna sul boicottaggio che già rassegnarsi all'idea di far svolgere regolarmente i giochi a Pechino, di fatto accettando la situazione.
E chi dice che con questo criterio i giochi olimpici saranno sempre a rischio, e si fecero pure nella Berlino nazista e nella Mosca comunista, dice una sciocchezza: quando si assegnano le sedi olimpiche si escludano perlomeno i Paesi dove il rispetto della persona e dei diritti viene calpestata in modo così clamoroso, cronico e bestiale.
Vorrei farvi riflettere sul triplice paradosso della Cina.
Il primo, più evidente, smentisce la morte del comunismo nel mondo. La Cina è il Paese più popoloso del mondo e lì il comunismo vive e uccide ancora; del vecchio regime sanguinario ha conservato l'impronta liberticida pur convertendosi al mercato e dimostrando quanto sia falso il vecchio dogma liberista che mercato voglia dire automaticamente democrazia.
Lì ancora agisce l'ombra funesta di Mao e aver sniffato il capitalismo non li ha addolciti né resi liberali.
In secondo luogo, la Cina è la gigantografia del male americano denunciato in Occidente. Se la gente s'indigna per alcune decine di condanne a morte negli Stati Uniti, in Cina le condanne a morte sono nell'ordine di migliaia; se l'opinione pubblica è mobilitata contro l'America di Bush che inquina e non sottoscrive il protocollo di Kyoto, la Cina inquina in modo pazzesco e non ha alcuna regola di rispetto ambientale; se in Occidente c'è la piaga degli aborti, in Cina siamo all'incentivo pubblico ad abortire per ragioni demografiche e sociali; se l'Occidente si caratterizza per la fuga dalle proprie tradizioni, dal disprezzo per la propria cultura civile e religiosa, la Cina si spinge ancora oltre e sradica le proprie tradizioni, compie genocidi culturali, come denuncia il Dalai Lama, distrugge scientificamente, come ai tempi di Mao, ciò che resta del Grande Passato.
Se l'Occidente è accusato di cinismo per il suo capitalismo senza scrupoli, la sua ricerca del fatturato ad ogni costo, le scarse garanzie ai lavoratori e la mercificazione del pianeta, beh, la Cina è ancora più senza scrupoli in tutto questo, mercifica e usa il mercato come uno spregiudicato cavallo di Troia, a prezzi stracciati, come la dignità umana.
Qui ritrovo una curiosa analogia con molti maoisti di casa nostra, divenuti poi Guardie bianche del Capitale.

Il Paradiso rovesciato della Cina rossa e mercantile

La Cina mao-capitalista di oggi, liberista e repressiva, comunista e mercantile, è il loro paradiso rovesciato, dunque l'inferno, perché ha seguito la loro stessa evoluzione, dal sogno della rivoluzione culturale a quella della rivoluzione mercantile, dal comunismo al consumismo, ma alla cinese... È per questo, forse, che taluni da noi indugiano a dichiarare l'ostilità alla Cina liberticida, magari trincerandosi dietro lo share: ma come fai a metterti contro un miliardo e mezzo di persone?
Lo stesso alibi adottava la diplomazia occidentale davanti ai massacri della Rivoluzione culturale di Mao, compreso il nostro Andreotti. Sai, sono un miliardo di persone... E allora, si possono uccidere come mosche 40milioni di persone?
In proporzione, vi immaginate una rivoluzione culturale in Italia che stermina due milioni e più persone, in Usa dieci milioni e in Europa quindici milioni? Nella vicina India tutto questo non accade, eppure i problemi di sovrappopolazione, miseria e complessità sono gli stessi.

Comunismo alla capitalista, il peggior regime possibile

Coraggio, per una volta organizzate proteste contro la Cina, lanciate una campagna mondiale per il boicottaggio delle Olimpiadi, il numero non giustifica ogni cosa. La Cina è diventata la fogna del pianeta in cui si danno appuntamento il peggior comunismo con il peggior capitalismo.
E viceversa quei monaci cocciuti e serafici sono oggi il punto più luminoso della terra, più carico di passato e più gravido di domani. Lì la Tradizione non è la marca di una colomba pasquale.
 
Qui le immagini del massacro:
http://www.asianews.it/index.php?l=it&art=11805&geo=6&size=A

Postato da: onlyyou a 16:49 | link | commenti (2)
pace, informazioni, arrabbiature

lunedì, 17 marzo 2008

Io non posso
Io non posso darti di più
Non sono più di quello che sono.
Ah come vorrei essere
sabbia, sole in estate!
Che ti sdraiassi
rilassata a rilassarti.
Che mi lasciassi
Il tuo corpo quando te ne vai, orma,
tenera, tiepida, indimenticabile.
E che con te se ne andasse
su di te, il mio bacio lento:
colore,
dalla testa ai piedi
bruno.
Ah come vorrei essere
Vetro, o stoffa o legno
che conserva il suo colore
qui, il tuo profumo qui,
e nacque a tremila chilometri!
Essere
la materia che ti piace,
che tocchi tutti i giorni
e che vedi già senza guardare
vicino a te, le cose
collana, boccetta, seta antica
di cui, quando senti la mancanza
chiedi: “Ah! Dov’è?”
A come vorrei essere
un’allegria fra tutte,
una sola, l’allegria
di cui ti rallegri tu!
Un amore, un amore solo:
l’amore di cui tu ti innamoreresti.
 
Però non sono più di quello che sono.
 
(Pedro Salinas)
 

Postato da: onlyyou a 20:29 | link | commenti (6)
poesia

giovedì, 13 marzo 2008

Rubi minuti alla sera. Li chiami: "Vita". Respiri

(Alessandro Baricco)

Postato da: onlyyou a 19:29 | link | commenti (11)
pensieri, milano, fotografie, aforismi, saudade, alessandro baricco

domenica, 09 marzo 2008
DUMB AS ONLY A FISH CAN BE

 

Muta. Perché non so più cosa dire. L’uso delle parole si ferma tra i pensieri, tra denti e labbra, e tende a non uscire, da un po’. Non so cosa dire a chi mi fa complimenti senza conoscermi. Non so cosa dire a chi mi illude dicendo di sapere quanto valgo. Di intuire che cosa penso. Di capire cosa provo. Non parlo perché penso che l’uso delle parole abbia il peso delle pietre, appuntite, levigate, scavate da una roccia o pescate dal fondo del mare. Certe volte smetto semplicemente di usare questo o quel vocabolo perché il significato che ha per me non è quello che l’interlocutore condivide. In altri casi l’eloquenza si arrende all’evidenza che ciò che vorrei non è quello che giunge fin qui. E divento impenetrabile, sto come un pesce nell'acqua, boccheggiante, niente commenti, niente aperture. Niente dialogo con chi vuole solo raccontarmi di se, con chi mi usa, con chi è ipocrita, insensibile, invadente, insistente. Non mi rivolgo più agli stupidi, ai cinici, ai pettegoli, ai presuntuosi e ai pazzi. Non voglio avere contatti con coloro che giudicano o che sono sempre convinti di aver ragione. E taccio ogni cosa, a volte, per proteggere chi non merita di soffrire o perché le mie frasi possono fare male, fare muro, fare maree, a me e agli altri. Perché mai dovrei rispondere a un “come va” detto tanto per dire? Per quale ragione dovrei sprecare fiato quando chi ho di fronte non mi guarda negli occhi? Perché dare spiegazioni a chi, in fondo al suo cuore, non vuole sentirne? Ho deciso, niente più dialogo su certi argomenti, perché ci sono stati così tanti accenni e gesti che mi hanno ferita, ora accatastati nella mia anima-discarica, da sentire il bisogno di difendermi e tenermi in disparte. Sono stanca di bugie e mezze verità, di promesse e di vedrai, di sorrisi e pacche sulle spalle, di cose che non funzionano e non vanno mai come io vorrei. Non parlo, quando non ricevo risposte, quando ritengo sia inutile, quando nessuno ascolta davvero, e nel silenzio cammino tra sciami di opinioni, nuoto tra paesaggi e passaggi, tra me e il mondo.

Postato da: onlyyou a 12:40 | link | commenti (12)
parole, pensieri, amore, tristezza, fotografie, silenzio, solitudine, delusioni, arrabbiature, orgoglio, papà, dispiacere